

162. Il sogno panafricano.

Da: K. Nkrumah, in G. Montani, Il Terzo Mondo e l'Unit Europea,
Guida, Napoli, 1979.

Kwame Nkrumah, presidente del Ghana, fu uno dei massimi
sostenitori del panafricanismo, il movimento che si proponeva di
promuovere l'autodeterminazione di tutti i popoli africani e la
loro unit politica. La prima conferenza panafricana si tenne a
Londra nel 1900; fra il 1919 e il 1945 si svolsero cinque
congressi, che si impegnarono a favore del nazionalismo nero
anticoloniale. Nel 1958  ad Accra, capitale del Ghana, per
iniziativa di Nkrumah, si tennero due conferenze, la prima degli
stati indipendenti e la seconda dei popoli africani; queste
contribuirono al rafforzamento del movimento, che nel 1963 giunse
alla costituzione della organizzazione dell'unit africana (OUA),
sottoscritta da 32 stati indipendenti e finalizzata alla
instaurazione di solidi legami politici ed economici. I vantaggi
derivanti dalla realizzazione dei progetti panafricanisti sono
esposti nel seguente passo dallo stesso Nkrumah.


Si pensa comunemente che l'Africa sia povera. Tuttavia, 
ampiamente riconosciuto che essa ha, potenzialmente, enormi
possibilit per un possente sviluppo del continente che, come 
noto, possiede immense risorse minerali ed energia. La debolezza
economica dei nuovi stati africani  stata ereditata dalle
infrastrutture coloniali, con le quali si  subordinato il loro
sviluppo alle necessit delle potenze coloniali. Per rovesciare la
situazione e condurre l'Africa nel novero delle nazioni moderne a
forte potenziale produttivo,  necessario un gigantesco programma
auto-propulsivo. Tale programma pu essere messo in atto e
realizzato solamente con un piano integrato nel quadro di una
politica generale decisa da una autorit continentale.
Le sovrastrutture del particolarismo coloniale sulle economie di
sussistenza dell'Africa hanno provocato uno sviluppo regionale del
continente fortemente ineguale. Nel complesso, le zone costiere,
le regioni minerarie e gli altipiani dove il suolo ed il clima
sono buoni, sono stati sfruttati entro i limiti delle necessit
coloniali di materie prime. Le zone richiedenti pi lavori di pre-
sfruttamento e comparativamente pi investimenti di capitali sono
state lasciate pi o meno intatte. Perci vi sono in Africa ampie
aree di terra praticamente vergine che, per queste ragioni e per
considerazioni geografiche, si  pensato fino ad ora che non
valesse la pena di sviluppare. [...].
Il capitale necessario per tutti questi investimenti pu essere
accumulato solo con l'impiego delle nostre risorse su scala
continentale. Ci richiede una organizzazione centrale per
elaborare una strategia di politica economica per l'intera Africa,
che includa i programmi economici, scientifici e di metodo per la
nostra ascesa dello stato presente di povert a quello di potenza
industriale.
Le barriere doganali interne possono essere eliminate; le
differenze nelle infrastrutture nazionali possono essere
coordinate. Le difficolt monetarie devono scomparire grazie ad
una moneta comune. Nessuno dei nostri problemi  insuperabile, a
meno che ci opponiamo alla loro soluzione. Nel luglio 1961 le
barriere doganali fra il Ghana e l'Alto Volta furono soppresse. Un
Istituto per lo sviluppo dell'Africa  stato creato a Dakar per
addestrare economisti per provvedere esperti che possono essere
inviati, se richiesti, negli stati africani, per iniziare ricerche
e coordinare le politiche economiche. Questo Istituto, quando sar
operante, potr, si spera, ridurre le eccessive duplicazioni di
lavori sperimentali che oggi si stanno facendo in Africa perch
non abbiamo una organizzazione centrale per la programmazione, che
diriga le ricerche e metta in comune le conoscenze e le
esperienze.
Vi sono alcuni che rifiutano la necessit di una unit
continentale come prerequisito essenziale a una piena
industrializzazione. Altri ricordano le confederazioni economiche
come lo Zollverein [unione doganale fra gli stati tedeschi] nel
diciannovesimo secolo, come modelli possibili sui quali noi
potremmo fondare la nostra cooperazione africana per la
realizzazione dell'industrializzazione. Tutto ci ignora la verit
storica che lo Zollverein si mostr inadeguato al compito di
favorire la formazione di capitale necessaria
all'industrializzazione della Germania, che si realizz pienamente
solo quando gli stati cedettero la loro sovranit all'Impero
tedesco. Fu l'unificazione della Germania che procur lo stimolo
all'espansione capitalista e forn una base di popolazione
adeguata all'assorbimento dei manufatti, grazie anche al fatto che
l'aumento della popolazione in Germania era elevato e ben presto
si raggiunsero i quarantun milioni di abitanti. In quel periodo di
innovazioni scientifiche, questo era un gruppo di consumatori
sufficientemente ampio da consentire alla Germania di progredire
da paese prevalentemente agricolo, nel 1871, alle realizzazioni
industriali che le consentirono di entrare in lizza per la
spartizione delle colonie, alla met degli anni Ottanta. Nel primo
decennio del ventesimo secolo, il capitalismo tedesco raggiunse lo
stadio dei monopoli commerciali e finanziari, le cui necessit di
espansione spinsero la Germania alla guerra del 1914.
L'esempio della Germania illustra i vantaggi di unificare le parti
in un pi efficace tutto. Lo sviluppo tedesco  avvenuto nel
quadro tipico dell'esclusivismo nazionale del diciannovesimo
secolo, che raggiunse la sua apoteosi con la dottrina wilsoniana
dell'autodeterminazione alla fine della prima guerra mondiale,
quando i paesi dell'Impero austro-ungarico divennero sovrani entro
dei confini, le cui micidiali contraddizioni vennero
successivamente sfruttate dalle grandi potenze. Spinti
dall'ambizione di mobilitare politicamente la borghesia come mezzo
dello sviluppo capitalistico, i capi dei movimenti nazionalistici
europei, una volta preso il potere, scopersero che erano troppo
deboli, per restarvi da soli. Ma, invece di formare una coalizione
in una pi ampia famiglia di nazioni che avrebbe rafforzato le
loro economie e procurato una difesa contro l'invasione delle
grandi potenze, essi restarono avvinghiati al loro esclusivismo e
stipularono patti con gli stati pi forti, che alla fine minarono
la loro sicurezza e non li salvarono dall'espansione
imperialistica.
